Anche oggi, come ogni 8 marzo, vediamo donne e ragazze sorridenti con le loro mimose in mano, simbolo scelto in ricordo di questa giornata il cui nome non è Festa della donna, bensì Giornata Internazionale della Donna.
Ci si dimentica che questa non è una festa, ma una celebrazione stabilita per ricordare le conquiste politiche, economiche e sociali della donna, e le discriminazioni a cui è ancora sottoposta. Fu scelta come data proprio l’8 marzo perché fu in quel giorno dell’anno 1917 che alcune donne di San Pietroburgo organizzarono una manifestazione per rivendicare la fine della Prima Guerra Mondiale e chiedere il pane per i propri figli.
In altri paesi furono scelte altre date per la celebrazione della Giornata della Donna, finché nel 1977 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite stabilì che l’8 marzo fosse la giornata dedicata ai diritti della donna. Diritti che sempre più vengono violati.
Quest’anno, più che mai, il tema è attuale, poiché nel 2012 e in questi due mesi di 2013 è avvenuto un femminicidio ogni due giorni. Uccise non per quello che fanno, ma per quello che sono: DONNE.
Spesso il discorso sul genere viene banalizzato riconducendolo al semplice fatto di essere donna, ma non si centra il punto della questione: le differenze di genere non devono diventare disuguaglianze. Quando le differenze portano a diversi sistemi di valore si produce disuguaglianza. L’appartenenza ad uno o all’altro genere, nella nostra società, influisce sul concetto di “persona” in quanto tale.
Ne sono la dimostrazione la mercificazione e l’abuso del corpo femminile e il pensiero comune che se il corpo di una donna viene utilizzato come fosse un oggetto, in fondo la colpa è anche un po’ delle donne stesse. Noi pensiamo che sia sbagliato e si debba raggiungere una sostanziale uguaglianza tra i sessi, superando il concetto di persona legato al genere perché quando si parla di persone ci si riferisce ad esseri umani i cui diritti devono essere uguali indistintamente.
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